Nati come esperimento socio-culturale, o così dicono, questi parti masochistici della mente umana di qualche autore di redazione televisiva molto annoiato. Tutto nasce con una casa e dieci inquilini da tenere segregati per 90 giorni, senza libertà di uscita, senza svaghi. Unico modo per sopravvivere? Parlare, mangiare e litigare.
Fin qui nulla di particolare importanza, vero? SBAGLIATO!
Se analizzate l'incipit che ha permesso di creare forse il più lucrativo format mondiale, scoprirete che è il topos narrativo di un noto scrittore di storie horror.
Stephen King, e le sue opere, quali "Misery non deve morire" e soprattutto "Shining".
Rinchiudere due, tre o dieci persone dentro una casa, senza passatempi non può sortire minore effetto che quello dei due romanzi appena elencati. Al di là delle semplici chiacchiere, ecco le ragioni che voglio addurre.
1) La noia, sensazione di inerzia che provoca pena e dolore non fisico. Suscita ira, malinconia, depressione, stanchezza, sonnolenza. Ciò comporta sbalzi di umore, mancanza di serenità e di logica, disturbi del sonno e dell'alimentazione.
2) L'ira provoca litigi e manifestazioni di violenza fisica e materiale.
3) Mancanza di logica porta a azioni e reazioni incontrollabili, specie volute per sfuggire allo stato perenne di calma e quiete, che causa stress. La mente, rifiutando di acquisire input emotivi e logici dalle esperienze e dalle vicissitudini ambientali, provoca da sé costanti vicissitudini, mutando la situazione statica, creando situazioni ambientali per un nuovo monitoraggio della situazuione ed acquisizione logica di input. Da ciò, qualunque cosa può essere accettata dalla propria mente come mutazione della situazione statica, anche se sia una reazione illogica, contro le regole. Il sesso, i balli, le urla, rompere cose, litigare, confrontarsi verbalmente sono situazioni che la mente crea per registrare input differenti dalla statica situazione in cui ci si ritrova.
Insomma, questi tre semplici passi indicano che la mente umana e le persone in genere rifiutano di stare in una casa senza un'attività vera e propria. Le premesse potrebbero indicare che il reality sia una eresia socio-psicologica.
Invece fu solo una motivazione valida per mostrare in televisione delle scenate e stuazioni di urla disumane, pianti isterici e pavoneggiamenti da cafone-cedrone completamente gratuiti.
Il reality dal semplice esperimento si tramutò in qualcosa di peggio. Una parola senza senso, un motivo senza il quale qualunque forma di programma con ospiti in massa non avrebbe avuto ragione di esistere. L'unica cosa che cambiò fu la tematica: musica, sopravvivenza, giochi, eccetera.
Il reality permise a gente di basso calibro di elevarsi, di diventare famosa, senza possedere nessuna qualità, nesuna attitudine allo spettacolo, facendo nascere meteore, ossia stelle che passano a velocità supersonica e che scompaiono senza traccia, sia fisica sia mnemonica. Queste persone vivono senza una ragione, prendendo soldi senza fare nulla. Spesso sono rozzi, incapaci di fare un ragionamento logico, di parlare senza errori grammaticali o sintattici che rendano ancora più incomprensibili i loro sproloqui (anche se, di rado, capita qualcuno che sia intelligente).
I concorrenti che ne escono fuori, rallegrati ed inebriati dalla fama effimera e passeggera appena raggiunta non accettano di ritornare alla vita di sempre. L'illusione che la propria vita possa cambiare viene dalla situazione post reality, appena usciti dalla casa dentro alla quale hanno da tempo vissuto. Il cambiamento improvviso, dalla quiete della casa, dell'isola (quello che è) alla strada e ai programmi con gente che urla il loro nome o che acclama la loro sola presenza, crea un trauma emozionale apparentemente positivo, ma che non si differenzia dal delirio di onnipotenza che creano alcune droghe. Ciò comporta una assuefazione che diviene dipendenza cronica. La mente non comprende le ragioni di questo delirio di onnipotenza, accettandolo per quello che è. Ma così accade che la mente non rifiuterà la cessazione delle attenzioni delle altre persone, la cessazione degli applausi, dell'acclamare e delle urla di eccitamento, e ciò comporterà il rifiuto di accettare di ritornare alla vecchia realtà. Ad esempio: se dopo tre mesi di noia e litigi esco dalla casa e trovo gente di ogni tipo che mi acclama e grida il mio nome, soldi e programmi televisivi che mi invitano ovunque per esprimere idee o altro, farò fatica ad accettare che non potrò più aere tutto questo quando TUTTI mi avranno dimenticato, quando l'euforia del reality sarà finita. Se poi la mia mente non ha compreso il perché ero così famoso e ricercato, come può comprendere il perché ora non lo sono più? Perciò Io e la mia mente non accettiamo che nessuno non cui cerchi più, che nessuno ci paghi e ci voglia nei loro programmi.
Insomma, i reality hanno infestato come una malattia incurabile la televisione, infettando gli altri programmi e gli altri canali con i loro prodotti, i loro parti della mente di chi si annoiava e voleva smuovere il monotono palinsesto televisivo con qualcosa di innovativo, senza pensare alle conseguenze.
I reality sfornano ogni anno decine di persone che NON possono stare tuti insieme nei programmi televisivi. I reality creano, ogni anno, icone di dubbio esempio da emulare, creano persone che appaiono, imposte dal reality stesso, e che devono stare lì, alle luci della ribalta, senza un motivo, divenendo e rimenendo, comuqnue, fantasmi di un programma che non dovrebbe nemmeno vivere.