13 Dicembre 2010

Telegiornale o C.S.I.?

Molti si saranno resi conto che ogni servizio del telegiornale italiano, indipercui non menzionerò quelli dei telegiornali stranieri, stia diventando, da diverso tempo, sempre più simile ad una puntata di C.S.I.
Servizi lunghi e dettagliati sugli omicidi e le indagini delle forze dell'ordine, video a rallentatore e ripetuti delle scene del crimine, interviste "a caldo" a tutti coloro che erano nel momento dell'omicidio e nella scena, successivamente all'omicidio, qualunque siano i loro ruoli nella vicenda, dal semplice medico legale al testimone dell'accaduto, particolari delle indagini, con ipotesi, riflessioni e fughe di notizie delle indagini stesse, ripetizioni alla nausea dei dettagli degli omicidi, con letture di intercettazioni telefoniche, profili psicologici e analisi scritta del "modus operandi" del carnefice. Che cosa ha provocato tutto questo interesse dei giornalisti a queste parti prima eclissate per motivi di censure e per ragioni ovvie, come la possibile sensibilità di alcuni telespettatori a simili e agghiaccianti immagini?
Scopriamolo!
Gli appassionati della televisione e dei programmi della sera, i nottambuli del tubo catodico, i fan delle ore piccole e della tensione, che disdegnano i libri e tanto meno i film preferendo il puro realismo, conosceranno un programma dalla presunta utilità: "Chi l'ha visto?", "format" di Rai3 nato nel 1989 come mezzo per rintracciare persone scomparse. Dopo vari servizi, i redattori notarono che in talune puntate, tra cui di bambini scomparsi, salvataggi di altri bambini nei pozzi, di cui non menzionerò nei dettagli per rispetto dei famigliari e delle persone stesse che saranno sicuramente contrarie a voler rivivere o vedere scritti i loro tristi passati, la "audiance" (ossia gli ascolti) aumentava vertiginosamente. Essi continuarono su questa linea, ma non tutte le sere si poteva avere a portata di mano casi di persone rapite o scomparse. Casi di persone scomparse interessavano specialmente il pubblico anche a livello della semplice stampa, già all'epoca della dittatura, quando i bambini scomparivano a causa di un violento pedofilo circolante in Italia. Il telegiornale soffriva molto la mancanza di casi di omicidi, perché poteva documentarne veramente pochi, con gran ritardo e senza i classici particolari agghiaccianti, come i video delle forze dell'ordine sulla scena dell'omicidio o ipotesi degli ufficiali o ispettori sulle indagini. Quando irruppe internet e i videofonini tutto cambiò: reportet freelancer sempre in prima linea, informazioni immediate, in tempo reale tutto via etere dalla cinepresa digitale o dal videofonino direttamente sul server che in poche ore lo approntava per l'appuntamento della sera, dove TUTTI gli Italiani erano seduti sulle sedie della cucina con occhi spalancati e posate a mezz'aria, per ascoltare cosa ci fosse di peggio fuori dalla loro porta di casa, rispetto alle loro vite. Da una semplice fuga dalla monotonia, chiaramente e sanamente ritrovabile in un libro thriller o in un film dello stesso genere, alla vera e cruda realtà dei fatti reali. Questa morbosa e macabra necessità, rintracciabile in anziani e giovani, tutti annoiati e soli o semplicemente insoddisfatti della loro vita, poteva essere soddisfatta tranquillamente ascoltando e vedendo il telegiornale di qualunque ora del giorno, specie quello della sera, dove poteva ritrovare foto in bianco e nero, schizzi di sangue e foto segnaletiche di varie persone, sospettate o meno di omicidi vari. Redattori e direttori dei canali televisivi colsero l'occasione per creare qualcosa di molto più imponente che un semplice resoconto audiovisivo della vita: un vero e proprio telefilm a puntate sugli omicidi in Italia. Così irruppero personaggi e cadaveri nelle nostre case, con la gioia di molti che si erano stancati di parlare delle semplici corna dei vicini o di quelle dei personaggi delle telenovelas o soap opera. Omicidi di genitori, bambini, parenti e ragazze bombardarono i telegiornali, particolareggianti di fotografie orripilanti, video scioccanti, commenti e registrazioni audio sconvolgenti, il tutto costellato da interviste invadenti e fuori luogo a parenti, amici e agenti delle forze dell'ordine. Piantonamenti al limite della maniacalità dinnanzi le porte delle case, immagini delle case o edifici dove si erano consumati gli omicidi, disegni delle sedute nei tribunali o vere e proprie foto, come se lo spettatore volesse vivere quei momenti come un amico o un parente di coloro che soffrivano le perdite dei loro cari.
Poniamoci delle domande:
1) Perché questa necessità di far vedere ogni singolo particolare degli omicidi?
2) Perché i servizi durano così a lungo e vengono ripetuti così spesso anche quando non servirebbe, perché non hanno novità sul caso?
3) Come hanno fatto ad avere quei video della polizia o/e dei carabinieri della scena del crimine?
4) Perché ultimamente non oscurano o censurano i particolari di quei video, anzi, perché non li vietano del tutto?
5) Che motivo ci sarebbe di mostrare tutte queste immagini per fare ascolti altissimi?
6) I telegiornali sono diventati strumenti per fare Audiance?
7) Perché anche i programmi della domenica, al posto di allietare gli Italiani, con allegre canzoni e gag ironiche, mostrano, invece, per 2-3 ore consecutive, o alla peggio, frazionate, queste immagini e servizi, con aggiunta di commenti e opinioni di "opinionisti" (a che cosa mai serviranno gli opinionisti nella televisione)?
Questo fenomeno, però, ne fece nascere molti altri nuovi:
1) I necrofili. Questi elementi che costellavano, a dire il vero, da tempo la nostra malata e psicopatica società, inadono con allarmante costanza e copiosità i luoghi del Bel Paese, facendosi fotoricordo nei vari luoghi o rubando sassi o mattoni degli stessi posti dove altri, purtroppo, hanno vissuto momenti meno felici di questi deviati pellegrini o turisti.
2) Gli imitatori, personaggi che, per uscire dalla monotonia e per liberarsi dei problemi, uccidono familiari e amici tutti.
3) Gli appassionati, persone che seguono costantemente passo passo questi deviati mentali, scrivendoci in carcere, elogiandoli come eroi e sostenendoli nell'iter della giustizia.
4) I libri, scritti dall'omicida stesso o da chi ne ha maggiori facoltà, nella speranza (non tanto vana) di vendere, con la scusa di voler divulgare la verità mentre altri complottano "inspiegabilmente" contro di loro.
5) Nuovi VIP. Comparendo in televisione in programmi notturni, questi, abbelliti con ciprie e parrucchieri, si esibiscono in fantomatiche "filippiche" poco adeguate e per nulla utili sulla loro innocenza, mostrandosi, vieppiù, per divenire famosi nei pochi attimi di gloria che, comunque, hanno (essendo al centro dell'attenzione mediatica) prima che il processo finisca e che loro finiscano nel dimenticatoio. Senza contare che le audiance sono importanti per i direttori dei canali televisivi, specie se in mezzo a questi programmi ci sono pubblicità di prodotti di vario genere.
In conclusione: siamo stati noi che abbiamo trasformato i telegiornali in questo pattume da telefilm sugli omicidi e indagini. Noi, che abbiamo incoraggiato gli scrittori dei thriller, con le loro indagini assurde, con personaggi improbabili ma con intelligenze e coraggi superiori a qualunque essere umano, a continuare a scrivere e a vendere, comprando i loro romanzi lunghi più del necessario. Noi, incapaci di ammettere che ci piace il sangue e l'orrore perché cerchaimo emozioni forti che il nostro lavoro, il nostro handicap, i nostri soldi, il nostro partner e i nostri figli non ci danno più. Siamo stati noi, che desideriamo sapere che vicino a noi c'è qualcosa di peggio del nostro lavoro, delle corna che ci mette il nostro partner e del dispiacere che ci dà nostro figlio quando se ne infischia della scuola. C'è qualcosa di malato, di maniacale e di spaventoso nella società, provocato dalla disperazione che abbiamo, dalla necessità di avere un punto di riferimento da cui prendere spunto per capire cosa è meglio o giusto fare, un qualcosa o qualcuno da emulare quando, troppo spesso, ci ritroviamo senza decisioni da prendere e con, per noi, enormi problemi da risolvere, mentre chi abbiamo votato per prendere queste decisioni si arricchisce e parla a vanvera di fine della crisi economica e ritorno ad acquistare bene oltre le nostre disponibilità economiche. Come non esiste una verità assoluta, non esiste una semplice causa ed un singolo effetto. La verità è che ogni singolo problema è causa ed effetto di altri molteplici problemi. Siamo disperati, alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che ci dia un riferimento. Non andiamo più in chiesa, perché non ci sono cose interessanti da sentire, non ci interessano gli sproloqui di sedicenti puritani, che violentano bambini durante le confessioni. Se, però, nessuno si interessa a Dio, che è stato la invenzione, il parto della mente, il prodotto della mitologia antica meglio riuscita, in che cosa crederemo? In che cosa avremmo paura, paura che ci spinge ad agire nel giusto senza malizia o malvagità? In che cosa ci affideremo nei momenti di sconforto, nel tentativo di trovare una soluzione giusta e corretta? In chi crederemo quando saremo vecchi e deboli?
Ditemelo!

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